Ogni uomo ha uno spazio nel quale ritrova se stesso, un posto che meglio comprende e nel quale viene meglio compreso.

Per me questo luogo è l’Appennino Tosco Emiliano.

Le vette del crinale Parmense rappresentano rifugi di pace e di riflessione, aiutando il mio essere ad ascoltarsi. Ho bisogno di ascoltarmi, ne sento un’incalzante necessità.

Sono disorientato dall’angosciosa crisi etica e morale della società in cui vivo, plagiata da un’opera di metodico lavaggio del cervello che ha uniformato le coscienze degli individui alle logiche consumistiche e di dipendenza verso il sistema. La mia persona è costantemente sollecitata da aspetti edonistici, materialistici e consumistici che non fanno altro che assopire la profondità della mia mente offuscando le autentiche necessità dell’uomo, inquinando la nostra primordiale natura. Sento il bisogno di rivedere il mio rapporto con la vita.

Tento di recuperare un contatto con la fonte originaria dell’essere ed animato dagli stessi sentimenti che nell’ottocento scatenarono in Henry David Thoreau una fuga dal grigio opprimente della civilizzazione meccanica, mi metto in cammino per ritrovare i paesaggi incantevoli delle montagne. Mi metto in cammino per svegliarmi ed aprire gli occhi. Mi metto in cammino per riassaporare l’immenso potere rigeneratore e purificatore della natura.

Il sentiero che percorro mi guida verso l’alto ed il cammino diventa itinerario interiore, con la consapevolezza che più in alto vado e più a fondo scendo dentro me stesso. L’esplorazione delle montagne di casa diventa un’esplorazione introspettiva attraverso la quale cerco di riscoprire chi sono veramente.

E’ solo tornando dentro la società che il sentiero si fa nero: il timore che tutto ciò sia soltanto un’ansiosa fuga dalla realtà di un innocuo idealista.

QUESTA STORIA PARTECIPA AL BLOGGER CONTEST 2018 di ALTITUDINI.IT

http://www.altitudini.it/fuga-dalla-realta/

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Crinale dell’Appennino Parmense con vista sulle Alpi Apuane. © Ivan Vommaro

 

2 Replies to “Fuga dalla realtà”

  1. Ciao Ivan,
    quello che scrivi è quello che percepisco anche io, non solo per quanto riguarda la società, ma principalmente per il motivo che ci porta a scoprire i sentieri.
    Caminare in montagna è prima di tutto una necessità mentale, un modo per ritrovarsi, per comprendersi. La tranquillità della montagna permette di restare soli con il proprio IO, offrendo la possibilità di curarsi e liberarsi delle cancrene quotidiane. Magari è solo un palliativo, un placebo che ci inoculiamo per stare temporaneamente bene. Ma intanto prendiamolo e proviamo a volerci bene, anche per poco tempo.
    A presto
    A.

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